Riccardo Pietrabissa

Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale al Politecnico di Milano.
Ha svolto attività di ricerca nel settore della biomeccanica cardiovascolare e ortopedica e in quello dell'ingegneria tissutale, sia di tipo modellistico numerico, sia di tipo sperimentale. E’ coautore di circa 200 pubblicazioni di cui circa 70 su riviste internazionali.
Ha fondato nel 2000, insieme ad alcuni colleghi, il laboratorio di meccanica delle strutture biologiche (LaBS, http://www.labsmech.polimi.it), che ha diretto fino al 2004.
Nel 2001 ha avviato e fino al 2006 diretto l’ufficio brevetti e l’ufficio di trasferimento tecnologico (TTO) del Politecnico di Milano. Nel 2002 è stato tra i fondatori del Network per la valorizzazione della ricerca universitaria di cui è Presidente (Netval, http://www.netval.it).
Dal 2005 al 2010 è stato Prorettore Vicario del Polo regionale di Lecco del Politecnico di Milano dove ha sviluppato il centro di ricerca Campus Point (http://www.campuspoint.polimi.it/).
Dal 2011 è Direttore facente funzioni del Dipartimento di Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni (ICT) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) (http://www.ict.cnr.it/) e del Dipartimento di Sistemi di Produzione del CNR (http://www.dsp.cnr.it/).
E' stato vincitore del Bridge Award 2009 destinato a chi in Europa ha promosso il trasferimento tecnologico e la cultura dell’innovazione.

A cosa serve la ricerca?

La domanda "a cosa serve la ricerca?" è relativamente nuova, ma più recentemente e a causa della persistente crisi economica e industriale, è dilagata. Ci si chiede se gli investimenti in ricerca debbano essere indirizzati principalmente verso chiare ricadute e si considera rischioso finanziare ricerca fondamentale. A questo proposito è opportuno analizzare due punti: cosa si intende per ricadute della ricerca? E chi dovrebbe finanziare la ricerca pubblica?

Simulare l'evoluzione sociale della Terra

Nel 2008 ci siamo domandati se la crisi economica che ha messo in ginocchio interi paesi, grandi banche e la politica fosse prevedibile. Col senno di poi ci sono quelli che dicono che era prevedibile. Certo è che chi l'ha subita non l'aveva prevista. Lo stesso si può dire delle crisi politiche, energetiche e sanitarie, dell'evoluzione del problema alimentare, dell'inquinamento, della criminalità organizzata, delle migrazioni e delle loro ripercussioni culturali, della sostenibilità ambientale, e di tanti altri fenomeni fortemente connessi con la cosiddetta "globalizzazione".