Piero Morandini

Piero Morandini ottiene la laurea in Chimica all'Università di Torino nel 1986, ma non ha mai abbandonato l'interesse per la biologia. Un anno dopo la laurea, vince una borsa di studio e va a lavorare per tre anni a Monaco di Baviera, prima all'Istituto Max Planck per la Biochimica e poi all'istituto di Zoologia dell'università Ludwig-Maximilian, sulla biologia molecolare e dello sviluppo dell'ameba del suolo Dictyostelium. Al termine si trasferisce a Cambridge (UK), nel Laboratorio di Biologia Molecolare del Medical Research Council dove continua le ricerche per altri 3 anni. Dal 1994 è all'Università di Milano, nel Dipartmento di Biologia, nella sezione di Fisiologia e biochimica delle piante, dove si interessa di pompe di tipo P delle cellule vegetali e della loro regolazione. Nel 1999 vince un concorso da ricercatore in Fisiologia Vegetale.

Negli anni più recenti inizia ad interessarsi del controllo del metabolismo e sviluppa una linea autonoma di ricerca.

Il dr. Morandini è autore di oltre 20 pubblicazioni su riviste con referaggio e due contributi a libri nel settore della della biologia molecolare e biotecnologia vegetale. Lavora come referee per diverse riviste internazionali e per agenzie nazionali. E' membro dell'editorial board del Journal of NanoBiotechnology.

E' membro del Consiglio Scientifico per le Biotecnologie Agrarie della Regione Lombardia.

Piero Morandini al momento insegna i seguenti corsi: Fisiologia Cellulare (Fisiologia vegetale) e Percezione pubblica e comunicazione nel corso di laurea triennale in Biotecnologie Industriali ed ambientali e il corso di Biotecnologie Industriali Vegetali nella laurea specialistica.

Nella sua vita parallela e con un certo dispendio di energie, si affatica come divulgatore delle biotecnologie agrarie e della scienza in generale, scrivendo articoli per riviste e quotidiani, partecipando a dibattiti alla radio, alla televisione, nelle scuole e centri culturali.

Pubblicazioni

Pubblicazioni sull'Archivio Istituzionale della Ricerca:

  • Morandini, P. e Salamini, F. (2003) Plant biotechnology and breeding: allied for years to come. Trends Plant Sci. 8:70-5. (IF 12.414)
  • Anzi C, Pelucchi P, Vazzola V, Murgia I, Gomarasca S, Beretta Piccoli M, Morandini P. (2008) The proton pump interactor (Ppi) gene family of Arabidopsis thaliana: expression pattern of Ppi1 and characterisation of knockout mutants for Ppi1 and 2. Plant Biol (Stuttg). 10:237-49.
  • Beekwilder J, van Leeuwen W, van Dam NM, Bertossi M, Grandi V, Mizzi L, Soloviev M, Szabados L, Molthoff JW, Schipper B, Verbocht H, de Vos RC, Morandini P, Aarts MG, Bovy A. (2008) The impact of the absence of aliphatic glucosinolates on insect herbivory in Arabidopsis. PLoS ONE. 3:e2068. http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0002068
  • Menges M., Dóczi R., Ökrész L., Morandini P., Mizzi L., Soloviev M., Murray J.A.H., Bögre L. (2008) Comprehensive gene expression atlas for the Arabidopsis MAP kinase signalling pathways. New Phytologist 179: 643–662. (2007 IF 5.249)
  • Morandini P., (2009) Rethinking Metabolic Control, Plant Science, in press. 

Per link a (quasi) tutte le pubblicazioni: www.pubmed.com (keyword: "Morandini P.")

Ambito di ricerca

Da alcuni anni si occupa di Analisi del Controllo Metabolico (MCA), una teoria che cerca di interpretare il metabolismo in modo quantitativo e a partire dalle proprietà degli enzimi.
Questo lo ha portato a sviluppare con il dr. Luca Mizzi, del dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie, un sistema di analisi della coregolazione dei trascritti che ci permette di formulare predizioni sulla funzione dei geni.
Le predizioni sono poi esaminate in collaborazione con diversi gruppi di ricerca (Olanda, Inghilterra e Stati Uniti).
Il gruppo ha recentemente dimostrato che piante di Arabidopsis mutate nei geni Myb28 e Myb29 non accumulano più glucosinolati alifatici e permettono una crescita più vigorosa di un lepidottero parassita delle brassicaceae (vedi pubblicazione Beekwilder et al., 2008).

 

L'antico dialogo dell'uomo con la natura

Capita spesso di leggere articoli o di incontrare persone che sostengono che i cibi naturali sono preferibili, anzi sono gli unici che rispettano la salute e l'ambiente. Non voglio qui ricapitolare o riaffrontare il dibattito più che bimillenario su cosa sia naturale (e quindi su cosa riteniamo sia la natura) ma preferisco in questo contesto limitarmi alla definizione che va per la maggiore e cioè che è naturale quello che avviene spontaneamente, senza l'intervento umano.

Vero o falso sugli OGM

A seguito del via libera da parte dell’Unione Europea alla commercializzazione di alcuni organismi geneticamente modificati (tra cui la patata transgenica di cui si è occupato anche Scienza in rete: I pomi della discordia, Le prime vittime della patata ogm: i fatti) si è ricostituita una contrapposizione tra favorevoli e contraria agli OGM. In questo quadro il senatore Tomaso Zanoletti (link alla pagina personale del Senato) ha scritto una interrogazione parlamentare af

Le prime vittime della patata ogm: i fatti

Nel bailamme sull’approvazione della patata Amflora della BASF da parte della commissione europea se ne sono sentite di cotte e di crude. Dalla difesa del consumatore a quella dei prodotti tipici si trovava di tutto. Peccato però che le prime vittime siano state i fatti. Nella buona scienza (così come nella vita onesta) a ognuno son concesse le proprie opinioni, ma non i propri fatti. Detto altrimenti, la buona scienza, come la vita onesta, devono fare i conti con la realtà. Proviamo allora, in sintesi, a ripartire dai dati.