Tommaso Maccacaro

Tommaso Maccacaro (Pavia 1951), si laurea in Fisica con lode nel 1975, a Milano, nel gruppo di Giuseppe Occhialini. La sua attività di ricerca ha inizio presso il gruppo di Astronomia X dell'Università di Leicester, in Gran Bretagna.  Rientra per un breve periodo in Italia, all’Istituto di Radioastronomia di Bologna allora del CNR, ma nel 1979 si trasferisce negli USA, presso l'Harvard Smithsonian Center for Astrophysics, dove collabora con Riccardo Giacconi, premio Nobel per la Fisica nel 2002. Nel 1989 è nuovamente in Italia e dal 1991 è Astronomo Ordinario a Milano. I suoi interessi principali sono quasar, ammassi di galassie, survey  extragalattiche e lo studio della radiazione di fondo X. Gli oltre 250 lavori pubblicati in questi campi su riviste internazionali lo hanno portato da tempo a essere uno fra i ricercatori più citati per le Space Sciences secondo l’agenzia indipendente ISI (Institute for Scientific Information). È membro dell’Unione Astronomica Internazionale e della Società Americana di Astronomia.

Negli ultimi anni  ha affiancato all’attività di ricerca un crescente interesse e impegno nella divulgazione scientifica e svolto numerosi incarichi di gestione e organizzazione della Ricerca, fra i quali la presidenza del Comitato per l’assegnazione di tempo al Telescopio Nazionale Galileo e successivamente quella del Comitato per i Programmi di Osservazione dell’ESO, l’Osservatorio Europeo del Sud. È stato Presidente dell’Astronomy Working Group e membro dello Space Science Advisory Committee dell’Agenzia Spaziale Europea, ESA. È stato Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera e dal dicembre 2007 all’agosto 2011 è  stato Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Ha curato «La ricerca tradita» (Garzanti 2007), un saggio di vari autori del Gruppo 2003,  che ha avuto un notevole impatto sul dibattito in corso in Italia circa lo stato della ricerca scientifica.

Colossali telescopi di acqua e di ghiaccio

Neutrini. Ce ne sono molti fantastiliardi in giro per l’universo. Si muovono a velocità prossime a quella della luce e percorrono, indisturbati, distanze galattiche (e anche extragalattiche) grazie al fatto di essere privi di carica elettrica – non sono quindi soggetti all’interazione elettromagnetica – e di avere una bassissima sezione d’urto (probabilità di interazione con altre particelle elementari) limitata all’interazione “debole”.