Tommaso Anfodillo

Professore associato presso il dip. TeSAF dell'Università di Padova. E' coordinatore del dottorato di ricerca in Ecologia dell'Università di Padova, vicedirettore della Scuola di Dottorato TARS e  responsabile del laboratorio di Ecologia Montana di S. Vito di Cadore (http://www.tesaf.unipd.it/Sanvito/Index.asp)
Ha svolto attività di ricerca nell'ambito dell'ecofisiologia delle specie forestali con particolare attenzione ai rapporti acqua-pianta. Ha privilegiato le osservazioni su ecosistemi di ambiente freddo (treeline) sui quali ha approfondito aspetti relativi alle relazioni idriche (sia invernali sia estive) e  alle relazioni tra fattori climatici e xilogenesi.
E' stato responsabile scientifico di oltre una ventina di progetti sia  nazionali (CNR,  MURST PRIN) sia internazionali finanziati da programmi comunitari  (Interreg IIIB: Carpathian Project, Carbon-pro)  e di progetti finanziati da EVK2CNR  sulla gestione sostenibile delle foreste in Nepal (parco del Sagarmatha) e in Pakistan (parco del Karakoram).

 

Le foreste “mangiano” davvero la CO2?

Grazie alla fotosintesi gli alberi sono in grado di assorbire l'anidride carbonica (CO2) atmosferica e di "fissarla"  nel legno, che è composto per circa il 50% di carbonio. La capacità fissativa è riconosciuta anche dal protocollo di Kyoto che ammette l'utilizzazione delle foreste quale strumento per cercare di rallentare l'aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera. Le foreste quindi, si configurano come strumenti di mitigazione (non di riduzione) delle emissioni.