Un tagliando per il 3+2

Read time: 5 mins

La contrazione della popolazione studentesca fa parte dei temi caldi dell’università. Il problema è rilevante, e non nuovo. L’introduzione nel 1999 del cosiddetto 3+2, ossia il passaggio, da corsi unitari di laurea, a due livelli in successione di corsi di laurea, il secondo dei quali denominato laurea magistrale, ha avuto un iniziale impatto positivo sugli ingressi in università. Dopo pochissimi anni, tuttavia, il processo si è interrotto.

Dal 2004 sempre meno matricole

Dal 2004 le immatricolazioni iniziano a scendere e scendono con continuità: nel decennio successivo si riducono di quasi il 24%. Cause e possibili reazioni a questo processo sono un tema del tutto aperto, così come, più in generale, questione aperta è ancora una diretta e conclusiva valutazione degli esiti del 3+2. 

I giovani laureati italiani, tra i meno occupati d’Europa

Proporrò qui qualche considerazione su due problemi, i quali offrono spunti di riflessione per quella valutazione. Un confronto europeo tra i tassi di occupazione dei giovani laureati vede l’Italia in una posizione di assoluto isolamento. Nella fascia di età 15-24 anni il tasso di occupazione dei laureati in Italia è il 21%, la media in Europa (a 27 paesi) è 56%. Il confronto con Germania (72%), Inghilterra (74%), Francia (54%), Spagna (40%) è oggi desolante. Nell’arco di 15 anni il nostro tasso di occupazione – 48% nel 2001 – si è più che dimezzato. Differenze egualmente pesanti, e forse ancor più significative, si registrano tra i 25-29enni. In questa fascia il tasso di occupazione dei nostri laureati è il 48%, contro una media europea pari al 79%. Anche in questa fascia la contrazione rispetto al 2001 è notevole, pari a 18 punti percentuali. In entrambe le fasce di età, infine, la componente maschile appare in maggior sofferenza.

Laureati in ritardo

La pesante crescita dei tradizionali ritardi di ingresso dei nostri laureati nel mercato del lavoro è verosimilmente il risultato di un’ampia serie di circostanze. Al di là del loro peso, alcuni contributi sono innegabili: la nuova struttura del 3+2, con l’allungamento dell’intero percorso di laurea e i tempo morti del passaggio tra i due livelli; la notevole dimensione dei passaggi dalla laurea triennale al biennio magistrale; i ritardi nel conseguimento della laurea. Su questi ultimi, il Rapporto ANVUR 2013 sullo stato del sistema universitario segnala che la media del tempo effettivo di laurea del triennio è ben 5 anni. Sotto questo aspetto, i nuovi corsi non hanno affatto attenuato l’antico problema delle lunghe permanenze in università. Senza pensare a una ormai impossibile, nuova modifica strutturale dei corsi di laurea, tutti e tre gli aspetti appena citati potrebbero essere affrontati con interventi correttivi diretti a una maggiore efficienza e sostenibilità della struttura 3+2. Una ripresa degli ingressi in università certo ne beneficerebbe.

Voti di laurea 3+2, c’è una bella differenza

Il secondo problema, cui farò solo un breve cenno, emerge da una recente indagine sui voti di laurea. L’indagine segnala una differenza profonda tra i voti medi di laurea del triennio e della laurea magistrale. Riferendomi qui solo alla Facoltà di Economia, la differenza nell’anno 2012-2013 è intorno a ben 10 punti nelle due componenti di genere. La distribuzione dei laureati per fasce di voti di laurea rende più evidenti le differenze. Dando solo qualche dato, il 35% dei laureati triennali ha un voto di laurea compreso tra 66 e 90, mentre appena il 5% dei laureati magistrali si situa in questa fascia. Sul versante opposto delle votazioni altissime, il 12% dei laureati triennali ha un voto nella fascia 106-110/lode contro ben il 51% dei laureati magistrali. Le differenze nella componente femminile sono di analoga entità. Ora, una qualche riduzione, nel passaggio dal primo al secondo livello di laurea, delle quote di voti medio-bassi non sarebbe certo sorprendente. Ciò che colpisce è la notevole concentrazione dei laureati triennali nelle fasce di voti medio-bassi e la straordinaria concentrazione dei voti di laurea del biennio magistrale nella fascia alta-altissima.

Più impegno o meno selezione?

Un radicale mutamento di performance dalle lauree di primo livello a quelle di secondo livello emerge dunque con l’ordinamento 3+2. Molte circostanze possono naturalmente contribuire a questo divario di performance e il tema merita approfondimenti. E’ utile però escludere subito un’ipotesi: l’ipotesi che l’ottima performance del biennio dipenda dalla circostanza che solo un segmento di laureati triennali con votazioni comparativamente più alte si iscrive al biennio magistrale. L’ipotesi non regge per due connessi motivi: la notevole dimensione dei passaggi al biennio e perché la differenza tra il voto medio di laurea degli iscritti alla laurea magistrale e il voto medio dell’insieme dei laureati triennali è minima. Più interessante, ma tutta da verificare, è l’ipotesi che la modesta performance del triennio dipenda anche da un consapevole, diverso impegno degli studenti, nella opinione che il voto di laurea importante nell’accesso al mercato del lavoro sia il voto del biennio magistrale.

Il fenomeno sottolineato riguarda non la sola facoltà di Economia, ma l’insieme delle facoltà. I dati richiamati segnalano due problemi. Di fatto, la capacità di selezione nel biennio magistrale risulta alquanto limitata. I segnali che le lauree magistrali comunicano al mercato del lavoro sono in rilevante misura indifferenziati. La selezione è certo più severa nel primo livello di laurea. Gli esiti di questa selezione, in secondo luogo, lasciano qualche timore sulla forza delle basi formative della laurea triennale.

Un’università ancora di élite

Una conclusiva considerazione. Il passaggio da una università di élite a una università di massa con un efficiente disegno di livelli differenziati di professionalità è un traguardo che l’attuale 3+2 non sembra aver raggiunto, almeno in larga parte delle nostre strutture. E’ tempo ormai di affrontare il problema e di approntare interventi correttivi.

Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 5 aprile 2016. 

altri articoli