Giuseppe Schiavone

Laureato in Scienze Cognitive presso l’Università degli Studi di Milano.
Nel 2011 vince un grant Working Capital Telecom Italia per lo sviluppo di un'applicazione iOS—SmartPhood— per il monitoraggio delle scelte alimentari.
Nel 2012 consegue il Master in Complex Actions della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA) di Trieste presentando un caso di studio—FoodPrint—su come coniugare un modello di business sostenibile e incentivi a compiere scelte alimentari consapevoli.
Attualmente è studente del dottorato di ricerca in “Foundations of Life Sciences and their Ethical Consequences” presso la Scuola Europea di Medicina Molecolare, IFOM-IEO Campus e Università di Milano, dove, in collaborazione con il Dipartimento di Informatica e Comunicazione (DiCo) dell'Università degli Studi di Milano, sta sviluppando uno strumento software per la democrazia deliberativa online su temi di bioetica.
Tra i suoi interessi: bioetica, democrazia deliberativa, e-democracy, benessere animale e consumo consapevole.

 

Scienza e democrazia. Un esperimento di consultazione

Il caso Stamina è forse l’esempio più recente, e di sicuro il più chiaro, di come il progresso biotecnologico sia in grado di deragliare processi democratici rivelandoli inadeguati alla gestione del disaccordo morale in società genuinamente pluraliste circa i valori. Motivati dalle considerazioni sviluppate nell’articolo uscito su Scienza in Rete ad aprile 2013, abbiamo costruito un gruppo ampio e multidisciplinare (formato da membri dell’Istituto Eu

Scienza, democrazia e il caso Stamina

Democrazia. Si fa presto a invocare il diritto di tutti di parlare. In effetti, l’isegoria, il diritto di parlare, è una delle caratteristiche della democrazia fin dalla sua nascita nell’Atene del IV sec. A.C. Tuttavia, allora sapevano bene, cosa oggi apparentemente dimenticata, che isegoria non è parrhesia: il diritto di parlare a vanvera. Democrazia non è il diritto di tutti di parlare senza sapere e senza ragionare.