Maria Cristina Facchini

Maria Cristina Facchini è Dirigente di Ricerca dell' Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima – Consiglio Nazionale delle Ricerche (Bologna).
Si occupa di processi chimici e fisici di aerosol e nubi e dei loro effetti sui cambiamenti della composizione dell’atmosfera e del clima. Ha pubblicato 143 articoli su riviste internazionali che hanno ricevuto circa 7500 citazioni con un fattore di Hirsch (h-factor) di 47(ISI). Questo la pone seconda fra gli italiani di più elevato impatto nel campo delle scienze dell’atmosfera. Coordinatore di progetti finanziati da Commissione Europea, Ministero Università e Ricerca, Ministero Ambiente, fa parte di diversi organismi di coordinamento della ricerca europea ed internazionale nel campo delle scienze dell’atmosfera e del clima. Dal 2011 fa parte dello Scientific Advisory Board del Max Plank Institute for Chemistry di Mainz la prestigiosa istituzione gia’ diretta dal Nobel Paul Crutzen. Inoltre dal 2013 fa parte del review Panel di NOAA Earth System Research Laboratory's Chemical Sciences Division (Boulder).
  E’ l’unico ricercatore italiano Lead Author del 5th Assessment Report dell’Intergovernmental Panel for Climate Change (IPCC): “Climate Change - The Physical Science Basis” (WG1).

Ricerca: anche all’Italia serve un’Agenzia

L’Italia è l’unico Paese europeo che non ha ancora un’agenzia deputata a distribuire in maniera competitiva e meritocratica i fondi pubblici a sostegno della ricerca. Fino a poco tempo fa, l’Italia condivideva questo non invidiabile primato con la Spagna, dove però l’Agenzia della ricerca è già in fase di attuazione, con inizio delle attività previsto nel 2017.

Piano Nazionale per la ricerca 2015-2020: priorità al capitale umano, disattenzione sulla ricerca di base

Nel nuovo PNR coesistono novità interessanti e punti molto discutibili. Nuova è promettente è la decisione di focalizzare le risorse su alcuni ambiti prioritari, così come la messa in campo di nuovi strumenti per l’arruolamento di nuovi ricercatori e di meccanismi premiali per le eccellenze della ricerca. Del tutto deludente, invece, l’aver fortemente privilegiato la ricerca applicata, in linea con la nuova filosofia dei programmi di finanziamento europeo, a scapito della ricerca di base, a cui le 93 pagine del PNR dedicano solo un omaggio retorico ma privo di sostanza.

Il clima cambia ed è colpa dell'uomo

Due aspetti generali su cui noi tutti, scienziati partecipanti al monumentale lavoro di preparazione del 5° Rapporto IPCC, abbiamo convenuto sono che il riscaldamento globale è “inequivocabile” (certezza >99%) e che è “estremamente probabile” (certezza >95%) che le attività umane siano le principali responsabili dell’aumenti della temperatura media osservata dal 1950 ad oggi (+ 0.89 °C).