Sandro Spinsanti

Laureato in teologia morale e psicologia, con formazione psicoterapeutica. Ha insegnato etica medica nella facoltà di Medicina all'Università Cattolica del Sacro Cuore e bioetica nell'Università di Firenze. Ha diretto il Dipartimento di Scienze Umane dell'Ospedale Fatebenefratelli dell'Isola Tiberina (Roma) e il Centro Internazionale Studi Famiglia (Milano). E' stato componente del Comitato Nazionale per la Bioetica e presidente di numerosi Comitati etici per la ricerca. Ha fondato e dirige la rivista di Medical Humanities Janus (ed. Zadig). Tra le sue pubblicazioni: Chi decide in medicina?, ed. Zadig, Roma.

Due passi avanti, uno indietro: che ballo è?

La recente revisione del Codice deontologico dei medici italiani ha rimesso mano, tra l’altro, alla delicata questione delle decisioni di fine vita, nell’ipotesi che la persona destinata ad attraversare il confine non sia più in grado di esprimere la propria volontà. Dobbiamo registrare un cambiamento di prospettiva rispetto al Codice precedente. Prima di valutarlo - è un progresso o una regressione?

Un codice deontologico per difendere i medici?

Un nuovo Codice deontologico dei medici italiani: a che serve? Già: a che serve? Non ce lo chiediamo con il gesto di stizza di chi si sente molestato da una rete di regole di cui non capisce né l’utilità, né l’opportunità. Cogliamo invece l’occasione dell’uscita del nuovo Codice come un’opportunità per riflettere, con serenità: a che cosa deve servire un codice deontologico?

Etica alle frontiere della biomedicina

Apri il libro curato da Giovanni Boniolo e Paolo Maugeri per Mondadori Università e fin dalle prime righe ti investe una fragranza di croissants caldi…
Gli Autori invitano subito, infatti, a un esperimento mentale: che cosa faresti se potessi deviare la corsa di un treno che sta per travolgere cinque operai, dirottandolo su un binario in cui minaccia la vita di uno solo?