Il presidente degli Stati Uniti, Barack H. Obama, e il presidente della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, quando si sono incontrati lo scorso primo aprile a Londra in occasione del G20, in cui hanno auspicato un «nuclear-weapon-free world», un mondo senza armi nucleari. E, in questo ambito, hanno annunciato di voler riprendere i negoziati nell'ambito dello START (Strategic Arms Reduction Treaty) e portare avanti il programma di riduzione bilanciata dei loro arsenali nucleari.
La ripresa del negoziato in ambito START è l'annuncio di una politica concreta e necessaria. Infatti, sebbene siano ormai venti anni e più che Mosca e Washington hanno avviato un processo di disarmo bilanciato dei loro arsenali nucleari, Stati Uniti e Russia (erede dell'Unione Sovietica) sono ancora - e di gran lunga - le maggiori potenze atomiche al mondo (vedi le tabelle allegate e la figura 1 #GGG#. Hanno ciascuna a disposizione una quantità di armi nucleari tali da poter distruggere la civiltà umana.
Gli arsenali atomici aumentarono a dismisura tra gli anni '60 e gli anni '80 del secolo scorso a causa della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica (si vedano le tabelle qui sotto). Nella seconda metà degli anni '80 il presidente dell'URSS, Michail Gorbaciov, e il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, avviarono un processo di disarmo che in pochi anni determinò un drastico ridimensionamento dei rispettivi arsenali. Negli anni '90, tuttavia, malgrado una nuova situazione politica favorevole (l'Unione Sovietica si era dissolta e la guerra fredda finita), i negoziati per un'ulteriore riduzione degli arsenali si sono virtualmente fermati.
Ora Obama e Medvedev hanno annunciato di volerli riprendere per portarli concretamente avanti. Gli esperti ritengono che un'ulteriore riduzione bilanciata sia non solo necessaria, ma tecnicamente possibile.
Tuttavia nella dichiarazione congiunta dei due presidenti si fa riferimento non solo a un mondo con arsenali ridotti, ma anche a un mondo totalmente privo di armi nucleari. È la prima volta che le due massime potenze mondiali con una dichiarazione ufficiale evocano questo scenario, come nota, Pavel Podvig, un fisico esperto di controllo degli armamenti che si è formato presso l'Istituto di Fisica e di Tecnologia di Mosca e ora è associato presso il Center for International Security and Cooperation della Stanford University in California. E, per quanto utopistica in questo momento possa apparire, l'idea di un «nuclear-weapon-free world» ora è diventata un'opzione politica perseguibile.
Una possibilità cui hanno creduto molti scienziati. Fisici come Albert Einstein e Niels Bohr, logici (e filosofi) come Bertrand Russell. Più di recente si è battuto con forza e autorevolezza per realizzare l'idea di un «nuclear-weapon-free world» il fisico di origine polacca Joseph Rotblat (1908-2005), co-fondatore (con Einstein e Russell, tra gli altri) e presidente del Movimento Pugwash, premio Albert Einstein per la pace nel 1992 2 premio Nobel per la pace nel 1995.
Il pensiero e la concreta attività di questi e altri scienziati non è stata di pura testimonianza. Il Movimento Pugwash, per esempio, ha partecipato e tuttora partecipa a numerosi negoziati internazionali sul disarmo, fornendo pareri tecnici indipendenti molto apprezzati dai governi. Ma anche la testimonianza ha un suo concreto valore. L'ex presidente dell'Unione Sovietica, Michail Gorbaciov, ha ricordato di essersi ispirato proprio ad Albert Einstein quando, nel 1986, incontrò a Reykjavík, in Islanda, il presidente Ronald Reagan e gli propose la distruzione controllata di tutti gli arsenali nucleari. Reagan prese sul serio l'improvvisa proposta. Ci pensò. Non la accettò integralmente. Ma avviò almeno il processo di inversione della cosiddetta proliferazione verticale (il riarmo delle due superpotenze) e di concreta riduzione degli armamenti atomici (si vedano il libro di Lawrence S. Wittner, Toward Nuclear Abolition: A History of the World Nuclear Disarmament Movement, 1971 to the present, Stanford University Press, 2003; e dello stesso autore l'articolo The power of protest, pubblicato sul numero di luglio/agosto 2004 del Bulletin of The Atomic Scientist).
Un processo che ora potrebbe ripartire e favorire, sia con la forza dell'esempio sia di nuovi trattati internazionali, l'inversione anche della proliferazione orizzontale (l'aumento dei paesi che detengono l'arma atomica).
Il presidente degli Stati Uniti, Barack H. Obama, e il presidente della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, quando si sono incontrati lo scorso primo aprile a Londra in occasione del G20, in cui hanno auspicato un «nuclear-weapon-free world», un mondo senza armi nucleari. E, in questo ambito, hanno annunciato di voler riprendere i negoziati nell'ambito dello START (Strategic Arms Reduction Treaty) e portare avanti il programma di riduzione bilanciata dei loro arsenali nucleari.
La ripresa del negoziato in ambito START è l'annuncio di una politica concreta e necessaria. Infatti, sebbene siano ormai venti anni e più che Mosca e Washington hanno avviato un processo di disarmo bilanciato dei loro arsenali nucleari, Stati Uniti e Russia (erede dell'Unione Sovietica) sono ancora - e di gran lunga - le maggiori potenze atomiche al mondo (vedi le tabelle allegate). Hanno ciascuna a disposizione una quantità di armi nucleari tali da poter distruggere la civiltà umana.
Gli arsenali atomici aumentarono a dismisura tra gli anni '60 e gli anni '80 del secolo scorso a causa della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica (si vedano le tabelle qui sotto). Nella seconda metà degli anni '80 il presidente dell'URSS, Michail Gorbaciov, e il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, avviarono un processo di disarmo che in pochi anni determinò un drastico ridimensionamento dei rispettivi arsenali. Negli anni '90, tuttavia, malgrado una nuova situazione politica favorevole (l'Unione Sovietica si era dissolta e la guerra fredda finita), i negoziati per un'ulteriore riduzione degli arsenali si sono virtualmente fermati.
Ora Obama e Medvedev hanno annunciato di volerli riprendere per portarli concretamente avanti. Gli esperti ritengono che un'ulteriore riduzione bilanciata sia non solo necessaria, ma tecnicamente possibile.
Tuttavia nella dichiarazione congiunta dei due presidenti si fa riferimento non solo a un mondo con arsenali ridotti, ma anche a un mondo totalmente privo di armi nucleari. È la prima volta che le due massime potenze mondiali con una dichiarazione ufficiale evocano questo scenario, come nota, Pavel Podvig, un fisico esperto di controllo degli armamenti che si è formato presso l'Istituto di Fisica e di Tecnologia di Mosca e ora è associato presso il Center for International Security and Cooperation della Stanford University in California. E, per quanto utopistica in questo momento possa apparire, l'idea di un «nuclear-weapon-free world» ora è diventata un'opzione politica perseguibile.
Una possibilità cui hanno creduto molti scienziati. Fisici come Albert Einstein e Niels Bohr, logici (e filosofi) come Bertrand Russell. Più di recente si è battuto con forza e autorevolezza per realizzare l'idea di un «nuclear-weapon-free world» il fisico di origine polacca Joseph Rotblat (1908-2005), co-fondatore (con Einstein e Russell, tra gli altri) e presidente del Movimento Pugwash, premio Albert Einstein per la pace nel 1992 2 premio Nobel per la pace nel 1995.
Il pensiero e la concreta attività di questi e altri scienziati non è stata di pura testimonianza. Il Movimento Pugwash, per esempio, ha partecipato e tuttora partecipa a numerosi negoziati internazionali sul disarmo, fornendo pareri tecnici indipendenti molto apprezzati dai governi. Ma anche la testimonianza ha un suo concreto valore. L'ex presidente dell'Unione Sovietica, Michail Gorbaciov, ha ricordato di essersi ispirato proprio ad Albert Einstein quando, nel 1986, incontrò a Reykjavík, in Islanda, il presidente Ronald Reagan e gli propose la distruzione controllata di tutti gli arsenali nucleari. Reagan prese sul serio l'improvvisa proposta. Ci pensò. Non la accettò integralmente. Ma avviò almeno il processo di inversione della cosiddetta proliferazione verticale (il riarmo delle due superpotenze) e di concreta riduzione degli armamenti atomici (si vedano il libro di Lawrence S. Wittner, Toward Nuclear Abolition: A History of the World Nuclear Disarmament Movement, 1971 to the present, Stanford University Press, 2003; e dello stesso autore l'articolo The power of protest, pubblicato sul numero di luglio/agosto 2004 del Bulletin of The Atomic Scientist).
Un processo che ora potrebbe ripartire e favorire, sia con la forza dell'esempio sia di nuovi trattati internazionali, l'inversione anche della proliferazione orizzontale (l'aumento dei paesi che detengono l'arma atomica).
Tabella 1 | L'arsenale nucleare operativo di Usa e Russia (Bulletin of the Atomic Scientist)
Usa | Russia | |||
lanciatori | testate | lanciatori | testate | |
ICBM (missili balistici intercontinentali basati a terra) | 450 | 550 | 430 | 1.605 |
SLBM (missili balistici intercontinentali su sottomarini) | 288 | 1.152 | 176 | 624 |
Bombardieri | 113 | 500 | 79 | 884 |
Totale Forze strategiche | 2.202 | 3.113 | ||
Forze non strategiche | 500 | 2.079 | ||
Totale testate operative | 2.702 | 5.192 |
Tabella 2 | Le forze nucleari nel mondo (Hans M. Kristensen and Robert S. Norris, Federation of American Scientists and Natural Resources Defense Council)
Paese | Strategiche | Non strategiche | Totale operative | Totale |
Russia | 2.790 | 2.050 | 4.840 | 13.000 |
Usa | 2.200 | 500 | 2.700 | 9.400 |
Francia | 300 | n.d. | ~300 | 300 |
UK | 160 | n.d. | 160 | 185 |
Cina | 180 | ? | ~180 | 240 |
India | 60 | n.d. | n.d. | 60 |
Pakistan | 60 | n.d. | n.d. | 60 |
Israele | 80 | n.d. | n.d. | 80 |
Corea del Nord | <10 | n.d. | n.d. | <10 |
Mondo | 5.840 | 2.550 | 8.390 | 23.325 |